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Il terremoto calabro-messinese del 1908

Il terremoto calabro-messinese del 1908

Dopo i recenti terremoti, che hanno colpito parte dell’Italia centrale, è doveroso premettere che tali eventi, del tutto naturali e in stretta relazione con la vita sulla Terra (in quanto ne testimoniano la sua forza vitale senza la quale la stessa vita non potrebbe esistere), non si possono prevedere in alcun modo ma si può, questo si, sapere la più o meno elevata sismicità di una determinata area geografica, in funzione dei terremoti verificatisi in passato, costruendo, pertanto, nel rispetto delle regole vigenti in materia per ridurre, quanto più possibile, i danni materiali preservandone l’incolumità della popolazione.

Da quanto premesso è facile intuire che Palmi, ricostruita più volte dopo essere stata colpita in passato da tali eventi (1693, 1783, 1894 e 1908 ricordandone ì più disastrosi degli ultimi secoli), si trovi in una zona la cui sismicità è, particolarmente, elevata ma non per questo ci si deve aspettare un terremoto imminente anzi, dopo l’ultimo sisma calabro-messinese del 1908 (con epicentro nello stretto di Messina e di magnitudo 7.1), il più violento verificatosi in Italia nello scorso secolo, sembra essersi chiuso un periodo parossistico, iniziato nel 1894, e proseguito nel 1905 e nel 1907, per cui è probabile che questa terra rimanga quiescente ancora per molti decenni e speriamo per secoli.

Ma cosa successe in quel lunedì del 28 dicembre 1908?

Erano pressappoco le 5:20 del mattino quando, all’improvviso, sui fondali dello stretto di Messina, un pezzo di crosta terrestre, della lunghezza di circa 40 km., sprofondò, verso il basso, di due tre metri. Gli effetti sulla terra ferma, manifestatisi con movimenti sussultori e ondulatori, provocarono una scossa di terremoto, della durata di oltre 30 secondi, che, seguita da onde di maremoto, alte fino a 12 metri e oltre, sconquassò Messina e Reggio Calabria, e molti centri limitrofi tra i quali la stessa Palmi (venendo avvertito fino a Malta e in Albania), causando la morte di circa 80.000 persone, per la maggior parte messinesi, e ingentissimi danni materiali. A Palmi, quel giorno, oltre alle perdite di vite umane, circa 700, e ai feriti, un migliaio, i danni materiali furono incalcolabili e per quel che riguarda il patrimonio storico-artistico, eccezion fatta per la settecentesca chiesa del Crocifisso, esso venne, quasi completamente, cancellato per sempre. All’indomani del terremoto il Corriere della Sera, in prima pagina, riportando la triste cronaca dell’epoca, titolò:

“La Calabria e la Sicilia devastate dal terremoto”.

Gli effetti a lungo termine del terremoto inoltre (a causa delle elevate emissioni di radon), come dimostrato da recenti studi scientifici, sembra abbiano modificato il DNA delle popolazioni coinvolte (in particolare nella molecola HLA-DR11), la cui presenza, in percentuale, che tenderebbe a diminuire allontanandosi dall’areale dello stretto, sembrerebbe essere in correlazione con l’evento sismico del 1908.
Il 28 dicembre 2016 le lancette dell’orologio, prima che il sole faccia capolino, scandiranno il 108o anniversario di quel tristissimo evento del quale va fatta doverosa memoria, per non dimenticare, ma, nel contempo, pur non abbassando mai la guardia rimanendo vigili a tutti i livelli con adeguati piani di pronto intervento, non bisogna cadere in infondati, quanto inutili, allarmismi ricordando e rimarcando, a gran voce, l’impredicibilità dei terremoti la cui cartina al tornasole degli eventi passati serve a comprendere l’estrema fragilità del nostro territorio che va, inequivocabilmente, rispettato e non oltraggiato.

Francesco Lacquaniti

 

Articolo curato da:

Rocco Balzama

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