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Le idee e lo spirito della Corporazione dei Marinai

Le idee e lo spirito della Corporazione dei Marinai

Le vele corrose dal vento delle navi greche solcavano le acque cristalline della Costa Viola intercettando i venti che soffiavano portentosi infilandosi tra le isole Eolie.

I legni achei cercavano terre rigogliose su cui edificare nuovi presidi. Gli oracoli indicavano aree lussureggianti capaci di offrire alle popolazioni elleniche rifugi sicuri e cibi freschi, tramonti incantati e albe luminose. Luoghi nei quali riprodurre le stirpi dei guerrieri che avevano conquistato e distrutto la Troia di Priamo e Ettore. Pure Oreste s’era spinto fin quaggiù per liberarsi dalle Erinni che lo perseguitavano dopo il matricidio. L’indovino aveva spiegato al principe greco che per scampare ad Aletto, Tisifone e Megera avrebbe dovuto immergersi nelle acque d’un fiume con sette affluenti che scorreva tra le terre d’una regione lontana. Fu così che il figlio di Clitennestra sbarcò in una caletta, somigliante a un porto naturale, dominata dall’alto da imponenti alberi di ulivo, che da quel giorno prese il suo nome.

Da “Porto Oreste” l’ormai quasi folle condottiero raggiunse le acque limpide mostrate dalle divinazioni e immergendovisi riuscì a scacciare le infernali creature fatte nascere da Zeus. Da quel momento lontano l’odierna “Rovaglioso” divenne un luogo carico di fascinose energie, di colori sgargianti, di profumi intensi, quasi che la natura volesse per sempre ricordare la salvezza di Oreste. E nell’immaginare la rotta seguita dai vascelli dorici, non può non considerarsi un altro angolo di paradiso, ammirato persino dai fenici abituati a navigare guardando le stelle. È il tratto di mare compreso tra Capo Barbi, la Motta e l’Arcudace, punto quest’ultimo in cui Aiace Oileo perse il suo miracoloso arco.

Un’area ricca da sempre di magnifici coralli e di pesci di tutte le specie, nella quale quando è l’ora dell’accoppiamento s’incrociano i pescespada. È in questa zona di Palmi che sorge un promontorio naturale, addolcito da un belvedere costruito nel secolo scorso e dal quale, in certi periodi dell’anno, è possibile ammirare l’allegro inseguirsi di tonni, ricciole e alalonghe. Un belvedere consumato dall’incedere degli elementi e dal salmastro marino che, in ideale collegamento con Rovaglioso e lo Scoglio dell’Ulivo, i marinai della Corporazione della Varia ritengono la loro casa naturale. Quanti amano questi luoghi e le leggende di cui sono ammantati, hanno deciso di allestire un monumento in ricordo dei marinai vissuti in tutte le epoche. Una struttura semplice, costituita da una enorme ancora in acciaio intorno alla quale sono state poste le pietre abituate ad affrontare il mare nella spiaggia della “Marinella”.

L’opera, realizzata in accordo con la Giunta comunale, intende celebrare gli uomini vissuti e caduti in mare, perché possano dagli abissi e dai cieli salutare con un eterno e fiero sorriso d’incoraggiamento i membri della Corporazione. Perché possano, da un’altra dimensione, celebrare il secolare orgoglio della popolazione marinara. La struttura è posta all’ingresso della strada che conduce sino all’arenile su cui, nell’agosto del 1549, sbarcò il temuto pirata saraceno Dragut Rais che fu poi ucciso dai palmesi. Il monumento, costruito senza alcun costo per la città, sorge a pochi passi dalla base di una torre di avvistamento intorno alla quale, in tempi lontani, usavano riunirsi alla vigilia della Festa della Varia i marinai chiamati a spingere la poderosa macchina a spalla al cui apice era posta una bambina che impersonava la Madonna ascesa al cielo. .

La cerimonia di inaugurazione della struttura è stata accompagnata dal suono di una enorme conchiglia da fondale intonato da Lillo Loiercio, “custode delle tradizioni” dei marinai. Un suono foriero d’incantesimi, capace di unire le energie del mare e della terra. I marinai sono questo: orgoglio, memoria e tradizione. Il loro spirito è raccontato dalle parole di Bernard Moitessier, navigatore solitario: .

Arcangelo Badolati

Articolo curato da:

Rocco Balzama

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