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Quella prima e unica volta nella quale il Giro d’Italia partì da Palmi

Quella prima e unica volta nella quale il Giro d’Italia partì da Palmi

Il 1982 sarà sempre ricordato, dagli italiani, per l’inconfondibile timbro di voce di Nando Martellini che al grido di… Campioni del Mondo… Campioni del Mondo… Campioni del Mondo… inneggiava agli azzurri di Enzo Bearzot, freschi vincitori del terzo alloro mondiale, nella leggendaria notte di Madrid, con le cronache sportive ad esaltarne la magnifica impresa. Nello stesso anno, in un caldo martedì del 25 maggio, anche Palmi salì agli onori delle cronache sportive ospitando la 65a edizione del Giro d’Italia che partì, per la prima e unica volta nella sua storia, dalla città di Cilea disegnando un percorso che, attraverso 229 Km., si diresse fin sulle splendide alture di Camigliatello Silano per quella che sarebbe stata l’11a tappa.

L’inedita e unica tappa calabrese di quell’anno, con partenza da una piazza I maggio stracolma (nella foto il gruppo ancora compatto), vide subito l’allungo di Gisiger e Bincoletto che, dopo pochi chilometri, nei pressi Gioia Tauro, vennero ripresi da Angelucci il quale si lanciò in uno scatto. Attraversati i comuni di Rosarno, Mileto e Vibo, a una velocità vicina ai 47 di media, Angelucci, tallonato da un gruppetto di quattordici corridori, non si arrese, e ripartì fino a Pizzo, venendo, poi, riagguantato da Antinori, Zuanei, Becaas, Cassani e Renosto. Il sestetto così formato, favorito dal vento che soffiava alle loro spalle, si involò fino a Catanzaro e, giunti nel capoluogo, il loro vantaggio, sul resto del gruppo, era di circa otto minuti. Iniziata la salita, verso Villaggio Mancuso, ai piedi della stessa, il vantaggio del sestetto sul gruppo maglia rosa era di circa un quarto d’ora e, arrivati in cima, sfilarono nell’ordine Cassani, Becaas e Renosto, mentre il terzetto con Angelucci era a circa otto minuti con lo spagnolo Chozas poco dietro e il gruppo maglia rosa a circa nove minuti. Attraversati paesaggi da fiaba, attorniati dai pini secolari, tra il lago Argo e Lorica, a rispondere con decisione fu il francese Becaas il quale, giunto al gran premio della montagna, sfilò secondo alle spalle di Cassani con Renosto in terza posizione, e sarà proprio il gregario Becaas (in quella che fu l’unica vittoria, nell’unico Giro d’Italia al quale partecipò, non riuscendo però a portarlo a termine essendosi ritirato nella 20a tappa), a tagliare il traguardo, sprintando in 6h1546’’, con Renosto staccato di 3’’ e Cassani a 9’’ mentre a 1’26’’ giunse Saronni vincitore della volata del gruppo con Moser che riuscì a conservare la maglia rosa. Poca gloria invece per l’idolo di casa, il cosentino Giuseppe Faraca (vincitore della classifica giovani nel Giro d’Italia del 1981 dove giunse 11o), che, viste anche le non perfette condizioni fisiche, si classificò 64o con oltre quindici minuti di ritardo.

Quella 65a edizione del Giro d’Italia, il cui percorso fu di 4010,5 Km., ebbe inizio il 13 maggio, con la cronometro a squadre Milano > Milano, concludendosi il 6 giugno, con la cronometro individuale Pinerolo > Torino. I vincitori delle 22 tappe, oltre al francese Becaas, furono: il francese Hinault (con quattro affermazioni); il lombardo Contini; lo svizzero Freuler e il piemontese Saronni (con tre affermazioni ciascuno), con Saronni che si impose nella 21a tappa Cuneo > Pinerolo articolatesi attraverso lo stesso percorso che, nel 1949, vide trionfare il grande Fausto Coppi; il trentino Moser (con due affermazioni); quindi il veneto Argentin; lo spagnolo Belda; il lombardo Bontempi; lo svizzero Dill Bundi; il lombardo Milani e l’australiano Wilson (con un’affermazione ciascuno). Al termine del Giro a imporsi, conquistando la maglia rosa, fu il ciclista francese, della Renault Elf Gitane, Bernard Hinault “le Blaireau”, originario di Yffiniac, un piccolo paesino della Bretagna, che, con un tempo di 110h07’55’’, staccò, a 2’35’’, lo svedese Tommy Prim, con il lombardo Silvano Contini, giunto terzo, a 2’47’’. La maglia ciclamino (classifica a punti), andò a Francesco Moser; la maglia verde (classifica scalatori), al belga Lucien Van Impe; mentre la maglia bianca (classifica giovani), al lombardo Marco Groppo. Un particolare da menzionare riguardò il vincitore Bernard Hinault (tra i più grandi campioni della storia del ciclismo e, nell’ordine, il terzo più vincente di sempre dopo Eddy Merckx e Fausto Coppi), capace (vincendo anche le altre due grandi corse a tappe con il Tour de France conquistato cinque volte e la Vuelta a Espana due volte), di affermarsi in tutte e tre le edizioni del Giro d’Italia, alle quali partecipò, grazie alle altre due vittorie conseguite nel 1980 e nel 1985 anno nel quale Francesco Moser dovette cedergli lo scettro. Bernard Hinault e Francesco Moser… due tra gli innumerevoli cantori di uno sport, epico e poetico per antonomasia, che tinse Palmi di rosa in quel lontano mese di maggio di oltre trentacinque anni orsono… toccandola anche oggi, seppur solo di passaggio, quando, in occasione della 100a edizione del Giro d’Italia valevole per la 6a tappa Reggio Calabria > Terme Luigiane dell’11 maggio 2017, a vincere è stato lo svizzero Silvan Dillier.

 

Francesco Lacquaniti

 

Articolo curato da:

Rocco Balzama

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